
Intelligenza artificiale, ecco perché Pignataro indica la via giusta sulle regole
18 Marzo 2026
Contrapporre regole e data economy è un falso problema.
Le contraddizioni e le contrapposizioni, spesso reali e altre volte solo apparenti, sono il sale della vita. Questo vale anche per l’innovazione tecnologica e per il mondo della data economy. Dove esistono innovazione, scienza e tecnologia, non possono mancare regole che le disciplinino. Una presunta antinomia tra norme e sviluppo, che solo agli ingenui o a chi non ha a cuore l’interesse comune può apparire reale, in verità non è necessaria.
Nel caso delle tecnologie, una delle più grandi conquiste recenti potrebbe essere rappresentata dalle capacità senza precedenti di Claude Mythos, un sistema di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic, potenzialmente in grado di individuare falle di cybersicurezza su scala globale. Con le dovute cautele e in un’ottica dichiaratamente tecnofila, si tratta senza dubbio di un passo in avanti. Tuttavia, qui è in gioco molto di più.
Non si tratta infatti di valutare esclusivamente la portata di uno specifico intervento di semplificazione normativa. È necessario piuttosto alzare il piano di osservazione e collocare questa proposta nel contesto più ampio di una diffusa e profonda critica alle regole europee sulla data economy, a partire dall’Artificial Intelligence Act. In questo scenario rientra anche il Regolamento generale sulla protezione dei dati personali (Gdpr), anch’esso al centro di un processo di semplificazione.
Si assiste oggi a un fiume di ostilità profonda verso le regole, che si diffonde a macchia d’olio e che deve essere necessariamente arginato. Il problema, però, è capire come farlo. Economisti di primo piano, a partire da Mario Draghi, hanno offerto il loro contributo, così come numerosi giuristi e rappresentanti delle istituzioni. Ciascuna di queste posizioni, per quanto rigorosa e accurata, resta tuttavia legata alla specifica prospettiva da cui proviene: talvolta economica, talvolta normativa.
Ciò che manca – ed è l’unica vera soluzione per giungere a una sintesi tra queste diverse visioni – è una scelta di carattere politico. È necessario ripartire dal mito fondativo dell’Europa, che si parli degli Stati Uniti d’Europa o, più semplicemente, di una vera Unione. In altre parole, occorre rifondare un sistema di valori realmente comuni e condivisi, che fungano da baluardo primario per un’applicazione necessaria e proporzionata delle regole.
Ma non basta. È indispensabile compiere un ulteriore passo in avanti, offrendo spazio e sostegno alla nascita di una autentica opinione pubblica europea. Una sorta di terzo polo autonomo e diffuso, capace di esprimersi a favore o contro iniziative tanto delicate. L’assenza di questi due ingranaggi fondamentali rende di fatto non funzionante il motore europeo quando si affrontano i temi di regole e innovazione.
È quindi prioritario ricostruire questa cinghia di trasmissione. Solo così sarà possibile riconciliare una contrapposizione tra norme e data economy che è, in realtà, solo apparente. Le regole possono infatti tutelare i diritti e i valori fondamentali, sostenendo e agevolando al tempo stesso il mercato. Non si tratta di un’utopia: è già accaduto in passato, come dimostrano le normative ambientali e, ancor più, la legislazione europea in materia di circolazione e protezione dei dati personali.
Certo, servirà tempo. Ma soprattutto servirà coraggio, in primo luogo politico. In questa prospettiva, la contrapposizione tra regole e data economy si rivela per ciò che è: un falso problema. Il vero nodo è invece la capacità dell’Unione europea e degli Stati membri di dotarsi di una visione politica all’altezza della sfida. In mancanza di essa, ogni innovazione basata sui dati rischierà di essere fragile o pericolosa, e ogni norma destinata a risultare inefficace o facilmente aggirabile.
Rocco Panetta -Chairman Panetta Consulting Group
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