Written by 9:00 Il Sole 24 Ore, Media

Social network a pagamento, in equilibrio tra business e privacy

Meta pensa a una versione a pagamento di Fb e Ig per chi non volesse essere profilato, la stessa strada ipotizzata da Musk. Cosa diranno garante e utenti?

di Vincenzo Tiani

Sembra ormai ufficiale: l’era di un internet gratuito si avvia verso il tramonto. Dopo i giornali è ora il tempo dei social network, viste le ultime indiscrezioni su Meta di Mark Zuckerberg e X di Elon Musk. Quando tra la fine degli anni 90 e i primi Duemila, i giornali iniziarono ad andare online, non esistevano paywall, l’informazione era gratuita e accessibile senza dover andare in edicola. Una vera e propria rivoluzione. Qualche anno dopo iniziarono a farsi largo dapprima i blog e poi i primi social network: linkedin, Twitter, Facebook, MySpace.

Alcuni sopravvissero (Meta), altri morirono (MySpace), altri cambiarono nome (Twitter), altri furono venduti a grandi colossi (Instagram e LinkedIn). Parlando di blog, quello forse più famoso al mondo, più di The Blonde Salad di Chiara Ferragni, fu quello di una certa Arianna Huffington, l’Huffington Post, da anni una vera e propria testata giornalistica globale, poi venduto a un altro editore.

In campo il Gdpr e il Digital Services Act

Ciò che accomuna queste storie e i loro destini, è che l’entusiasmo per questa “liberazione” dell’informazione ha dovuto fare i conti con la realtà: la pubblicità online non era sufficiente a sostenere i costi.A subire il primo colpo furono i giornali, e allora a finire sul banco degli imputati furono i grandi colossi tech, i noti social network, più bravi nella profilazione e quindi anche nella raccolta pubblicitaria. E per anni è stato così fino a quando le norme più stringenti introdotte dal Gdpr (con un effetto indiretto sulla direttiva e-privacy) hanno imposto di chiedere ai lettori, e agli utenti, se volevano essere tracciati, invece di farlo in automatico come si era sempre fatto.


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